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Definirsi o appartenere. Lettera aperta al mondo delle due ruote.


Caro lettori, vi racconto un aneddoto.

Qualche sera fa volevo andare a mangiare sushi. Così, in uno spazio online, ho chiesto consigli su dei ristoranti in zona. Tra le tante segnalazioni, alcuni utenti mi hanno consigliato di andare a mangiare carne. Ho cortesemente ringraziato, e detto loro che quella sera mi andava di mangiare pesce.

Di tutta risposta, mi hanno detto che sono poco avveduto. Il sushi, secondo loro, non vale la spesa sostenuta e non regala le stesse emozioni culinarie di una bistecca. Poi, quel pesce lì, chissà dove viene pescato e come viene lavorato.

Non interessato a dar corda all’imbeccata, ho tagliato corto. Il fatto che io decida di andare a mangiare sushi, ho detto, non mi qualifica in generale come persona. E non impedisce ad altri di mangiare carne, se la preferiscono.

A quel punto la polemica è montata in maniera incontrollata. Una zuffa verbale in cui ognuno ribadiva la propria convinzione, trincerandosi dietro l’idea di essere dalla parte del giusto. Chiunque la pensava diversamente era un modaiolo incapace di apprezzare i sapori e la storia della “vera cucina”.


Suona familiare?

Provate a sostituire la parola “mangiare” con “ascoltare”; “cucina” con “musica”; e al posto di carne e sushi scegliete due generi musicali a piacimento, e noterete che il risultato non cambia.

Avrete capito che si tratta di un’allegoria utile a evidenziare un diffuso atteggiamento polemico e divisorio, radicato anche nel mondo delle due ruote.

Portando pazienza, per spiegarmi parto dalla classica diatriba moto VS scooter, usandola come pretesto per aprire un discorso più ampio.


È questione di principio?

Poster via pch.vector / Freepik

Siamo tutti consapevoli del fatto che scooter e moto sono mezzi differenti, pensati per usi e utenti differenti. Benché questa solida certezza abbia, da un punto di vista storico, le sue ragioni, ogni anno sul mercato crescono le proposte di mezzi dotati di soluzioni tecniche sofisticate. Mezzi in grado di rendere più sfumata la linea di confine che separa i due mondi. E dunque di accontentare diverse categorie di motociclisti, senza nulla togliere a tutti gli altri.

Alla luce di ciò, ha ancora senso continuare a ribadire la diversità dei due mezzi? Perlopiù, con una presa di posizione che sembra interessata solo a difendere le proprie convinzioni, scelte e, dunque, esclusività? In un mondo ideale, no.

Eppure…

… basta fare una scampagnata online. In qualsiasi articolo, discussione su forum o video prova di uno scooter, si leggono commenti di persone che, come i figuri amanti della carne, dispensano patentini da “vero motociclista”. Ricordano ai più distratti che lo scooter non è una moto, snocciolando a supporto della tesi questioni “di principio”, che spesso poco hanno a che vedere con la tecnica, o che ignorano indagini e target di mercato.

Questo quando sono moderati. Perché poi c’è tutto un battaglione che decora le proprie sentenze con un repertorio di vezzeggiativi infantili, il cui unico scopo è, suppongo, quello di farsi beffa non solo del mezzo, ma di chi è interessato all’acquisto.

D’inverso…

… negli spazi dedicati alle moto, non si trovano “bande” di scooteristi che bullizzano motociclisti. Non certo per superiorità morale, sia chiaro. Basta vedere come guidano in città: se ogni giorno non è un bollettino di guerra è solo un miracolo. Ma perché uno scooter, in media, si valuta e acquista più per praticità, inversamente alla moto, che si acquista per passione. E la passione, si sa, crea competitività. Fa parte del gioco.

Certo, c’è chi la moto la compra anche per praticità (è per caso vietato dal codice della strada?). Così come esistono scooter che possono anche appassionare un utente (de gustibus non disputandum est). C’è chi inizia ad andare su due ruote con uno scooter e poi passa alla moto. Così come esistono motociclisti che dopo anni di moto passano allo scooter (forse per questo gli viene revocato lo status di centauro?). Certo, c’è chi sceglie entrambi i mezzi, e li usa all’occorrenza. Ma esiste anche chi, per motivi personali, deve scegliere tra uno o l’altro, e quindi cerca il miglior compromesso.


C’è spazio per tutti

Insomma, sembra esserci spazio per tutti. Anche per chi scegli quei mezzi che si sono allontanati dalla filosofia originaria dello scooter classico – cioè quella di essere pratici ed economici –, allargandone il campo d’uso, e permettendo addirittura di usarli come si può usare una moto.

A leggere in giro sembra che non tutti gradiscano questa possibilità, e in parte posso capirlo. Nemmeno io considero “videogiocatore” chi gioca con lo smartphone o il tablet, ma mi rendo conto che magari nemmeno lui ha interesse a considerarsi tale. Oppure è un gamer incallito che ha scelto di specializzarsi nei giochi con smartphone e tablet. Non è l’avere il joypad in mano a fare del videogiocatore un vero videogiocatore.

Dunque, se è vero che la moto logora chi non ce l’ha, a leggere in giro sembra che lo scooter logori chi la moto ha. Perché?

Non credo che la causa sia da imputare sbrigativamente a internet. Esistono spazi online sani, dove le persone si confrontano senza nutrirsi di odio e rancore verso un prossimo che fa scelte diverse. Il web non è un posto diverso, se sei stronzo lì, è perché lo sei anche nella vita reale, solo che magari ti vien più comodo esserlo davanti a una tastiera, ma questa è un’altra storia. Dunque, dove andare a parare?


I barbari

Anni fa uno scrittore ha pubblicato un saggio in cui parlava della crisi culturale che segue a una mutazione sociale spinta dall’innovazione tecnologica. Tra le varie cose, diceva che ogni comunità portatrice di interesse, davanti all’introduzione di nuove tecnologie che facilitano e aprono l’ingresso a nuovi membri, reagisce come se si trovasse davanti a una invasione barbarica. Si barrica e difende, respingendo i nuovi arrivati.

Lo scrittore portava a esempio il mondo del calcio, del vino e della letteratura. Ma ad aggiungerci, che so, la fotografia e i videogiochi, o le moto, non si sbaglia. Quanti di voi hanno sentito (se non detto) la frase: “se vuoi andare su due ruote, comprati una vera moto, non uno scooter”? In molti, immagino.

Forse, agli occhi di alcuni motociclisti, gli scooteristi sono visti come i barbari che invadono le strade. Facilitati dall’uso di un mezzo semplice e tuttofare, banalizzano la figura romantica del vero motociclista easy rider, in favore di un finto motociclista incapace “di usare il piede sinistro”.

Vero è che molti scooteristi, alla guida, barbari sono, convinti di aver un mezzo che li esonera non solo dalle lunghe code nel traffico, ma anche dalle norme del codice della strada e del buon senso civile. Questo per dire che sì, i luoghi comuni vanno evitati come la peste, ma da un fondo di verità nascono.

Stare in sella a un T-Max può stimolare il polso di chi non è un pilota. Salire in sella a un GS può far sentire globetrotter chi lo usa nel tragitto casa lavoro. Sono mezzi concepiti anche per questo, per far sognare, altrimenti non se ne venderebbero a vagonate.

Questo vuol dire che chiunque acquisti uno di quei due mezzi non è degno di definirsi un motociclista? Parliamone.


Il primo passo verso lo scontro

La conclusione dello scrittore è semplice nelle intenzioni ma complessa nell’applicazione. Bisognerebbe accettare l’idea della mutazione e abbandonare il paradigma dello scontro (schierandosi in fazioni, gruppi e sottogruppi).

Di questi tempi, lo scontro, è diventato la cifra stilistica di qualsiasi scambio d’opinioni in qualsiasi ambito della vita. Ma è un approccio che, a ben vedere, parla più di noi che dei temi di una comunità d’interessi.

Come uscirne?

Si può iniziare smettendola di definirsi per distinzione. Ad esempio, dicendo che:

  • si è veri motociclisti perché non guideremo mai uno scooter, mentre gli altri si;
  • si è veri motociclisti perché abbiamo guidato le due tempi, mentre gli altri no;
  • si è veri motociclisti perché non accetteremo mai l’elettrico, mentre gli altri sì;
  • si è veri motociclisti perché per noi le moto hanno due ruote e la frizione, mentre per alcuni ne hanno tre e sono senza frizione;
  • si è veri motociclisti perché noi, quando saliamo in sella, amiamo la sensazione di libertà e tante altre belle cose, mentre gli altri no. Ma glielo avete mai chiesto, agli altri, cosa provano o amano, in sella o meno?

Definirsi per distinzione è il primo passo verso lo scontro, perché la distinzione si forma attorno a una differenza, vera o supposta che sia. Traccia una linea di confine: qui noi, i “veri”; lì gli altri, i barbari, i “finti”.

Nessuno ci obbliga a comprare la moto col cambio DCT, lo scooter a tre ruote, l’ibrido moto-scooter, la moto elettrica o quella ricca di elettronica. Sono possibilità che il mercato offre. E ben vengano, aggiungo, perché permettono a tutti – a chi ha problemi fisici, a chi non ha grosse disponibilità economiche, a chi cerca un compromesso quotidiano, a chi vuol sentirsi all’avanguardia o più sicuro – di poter vivere la propria passione a prescindere da qualsiasi altro contorno della sua vita. Senza per questo togliere spazio a chi ha una concezione diversa di quella stessa passione


Definirsi

(foto di mohamed hassan form PxHere)

Nelle due ruote è fondamentale l’idea di ciò che abbiamo sotto le gambe come di qualcosa che ci possa portare, se vogliamo e quando vogliamo, a vivere avventure non ordinarie. Chiunque abbia una moto o uno scooter è convinto di aver scelto il mezzo migliore sul mercato. E sarà sempre in competizione con chi ha scelto qualcosa di diverso.

Una sana competizione non fa male a nessuno. Convincersi che acquistare un mezzo piuttosto che un altro certifichi l’appartenenza a un club esclusivo a cui gli altri non hanno diritto di accesso, denota qualche problema. Primo, perché l’esclusività di un club è tale quando viene definita dall’esterno, non dall’interno. Secondo, perché spesso non c’è nessun merito personale che permetta l’accesso a quel club, ma solo un interesse e la capacità economica di soddisfarlo. Basta davvero comprarsi un Harley Davidson per definirsi harleysta?

O appartenere

Sarebbe più sensato , forse addirittura più umano, credo, iniziare a definirsi per appartenenza. Appartenenza a una comunità di appassionati che preferisce muoversi sempre e comunque su un mezzo a due ruote. Che sia in città, in montagna, al lago o dove si vuole.

Un mezzo a un cilindro, due, tre o quattro. In linea, a V o a L. Con o senza marce. Col telaio a traliccio o in tubi d’acciaio. Fatto in Asia, in Europa o in America. Con cinquanta, cento o duecento cavalli. Insomma: a prescindere da quello che si ha sotto il sedere. Dato che ognuno, sotto il proprio sedere, ci mette il mezzo che vuole, consapevole delle proprie necessità, passioni, interessi e possibilità. Consapevole che la sua scelta non toglie spazio alle necessità, gli interessi, le passioni e possibilità altrui.

Questo non vuol dire che non ci sia differenza tra una Harley Davidson Roadster, una Ducati Panigale, un Honda X-ADV e una KTM Super Duke. È nella varietà che sta la bellezza, e sceglierne uno nulla toglie a chi vuole sceglierne un altro.


Una conclusione

Gli insulti, l’integralismo, la verità assoluta, la paura che qualcuno ci tolga qualcosa a cui siamo affezionati credo siano le uniche vere invasioni barbariche da cui prendere le distanze. Sono le cose che stanno inquinando ogni aspetto della nostra vita. Che ci portano, nella passione per le moto così come in tutto il resto, a vivere nella diffidenza e nel pregiudizio. Nella convinzione che noi non saremo mai come gli altri e gli altri non potranno mai essere come noi.

Sono le cose che parlano di noi, della nostra necessità di appartenere a qualcosa che ci possa identificare e, di conseguenza, distinguere dagli altri.

Non ci rendiamo conto che così barbari diventiamo noi. Logorati come siamo dalla necessità di sentirci unici, speciali, diversi. E per esserlo rimarchiamo la distanza anche da chi, come noi, condivide una stessa passione. Quando invece è proprio a quella passione che dovremmo guardare, per farne appartenenza e non differenza.


PS:

PS: Chiudo, sulla questione moto-scooter, con le parole di Spenser Robert, giornalista di RevZilla, che in un articolo dedicato al tema, alla fatidica domanda ha risposto così:

«Yes, all scooters are motorcycles. However, not all motorcycles are scooters […] The same way that all humans are mammals but not all mammals are people. A motorcycle is a two-wheeled machine powered by a throttle connected to an engine. A scooter is a motorcycle with a step-through seat».

Un saluto e buona strada a tutti.


[foto di copertina via pixhere, su licenza creative commons]

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